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  • gianfranco 27.03.2015 22:02
    salve mi chiamo gianfranco sono legalmente separato da 4 anni con una figlia di 18 ...

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  • bruno 04.11.2014 20:51
    per chi non l,avesse fatto leggete anche i libri(almeni uno) di claudio Risè e ...

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  • bruno 04.11.2014 20:49
    è tuuto vero ,la situazione dopo la legge sull'affido condiviso è solo leggermente ...

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  • bruno 04.11.2014 20:42
    bene tutte le iniziative che portano a rendere il problema dei minori nella ...

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  • MASCHIO SELVATICO 07.10.2013 13:33
    CONDIVIDO L'ARTICOLO PURTROPPO SIA LA MAGISTRATURA CHE I GIORNALISTI DIFENDONO ...

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  • lupoblu 26.09.2013 16:09
    e' tutto vero

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  • Uomo pensante 26.08.2013 11:29
    E in atto nel mondo occidentale una guerra tra generi. Alcuni movimenti (femministe ...

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Mantenimento al figlio che rifiuta il posto nell`azienda di famiglia per la lite col padre

Studio Cataldiimage

di Lucia Izzo - Rimane dovuto il mantenimento nei confronti del figlio maggiorenne e universitario che ha rifiutato il posto nell'azienda del padre a causa del forte conflitto tra i due: non sussiste la colpevole inerzia del giovane in quanto non si tratta di una vera e propria occasione di lavoro, bens di una fase della dialettica tra genitore e figlio.

Tanto ha precisato la Corte di Cassazione, sesta sezione civile, nell'ordinanza n. 30540/2017 (qui sotto allegata).

La vicenda ruota intorno all'assegno di mantenimento corrispostodal padre al figlio 24enne (per approfondimenti: Il mantenimento dei figli maggiorenni) che, su istanza del genitore, il Tribunale aveva ridotto rispetto all'originaria somma stabilita dal Tribunale per i minorenni.

Sul punto, a seguito dell'appello incidentale proposto dal figlio assieme alla madre, si esprimeva la Corte d'Appello giudicando insussistente l'affermata colpevole inerzia del giovane idonea a far revocare l'obbligo contributivo.

I giudici evidenziavano come nel percorso di studi del ragazzo avesse interferito il suo tentativo di inserimento nell'azienda paterna, fallito anche in ragione del significativo deterioramento del rapporto padre-figlio, caratterizzato da un forte divario generazionale (ben 70 anni di differenza di et) e da una certa confusione di ruoli (pare titolare d'azienda e figlio dipendente).

Anche in Cassazione, le doglianze del padre tese a far valere la colpevole inerzia del figlio non colgono nel segno: per i giudici di legittimit, infatti, la Corte d'appello ha correttamente motivato in ordine alla peculiare situazione sussistente tra i due, stante le difficolt derivate dal fallito tentativo di inserimento del figlio nell'azienda paterna.

Le critiche alla motivazione della decisione si risolvono in un'inammissibile richiesta di riesame delle risultanze processuali e di una diversa selezione dei fatti e degli elementi rilevanti emersi nel corso della fase di merito, non possibile in Cassazione.

D'altronde, evidenziano gli Ermellini, l'argomentare dei giudici di merito non viola affatto (come sostenuto dal ricorrente) i principi di diritto elaborati dalla giurisprudenza di legittimit in materia di colpevole inerzia del figlio maggiorenne (per approfondimenti: Mantenimento figli maggiorenni: quando dovuto?)

Il mantenimento del figlio maggiorenne, evidenzia la Cassazione, non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore et, ma perdura immutato finch il genitore interessato non provi che il figlio abbia raggiunto l'indipendenza economica o abbia rifiutato ingiustificatamente di cogliere le occasioni ordinarie per raggiungere la propria indipendenza.

Secondo gli Ermellini, l'inserimento di un figlio, ancora studente universitario e di giovane et, in un universo produttivo-aziendale di cui sia titolare lo stesso genitore, che con lui sia in conflitto, cessa di essere un'occasione lavorativa ordinaria e si trasforma, pi propriamente, in una fase della dialettica genitore-figlio.

Questo tipo di situazione, in pratica, non assume affatto il significato di un ordinario inserimento lavorativo, poich esso, come tale, non testimonia n di un inserimento stabile nel mondo del lavoro n di un problematico approccio ad esso. Il ricorso va dunque respinto e il ricorrente condannato alla rifusione delle spese processuali.

Fonte: https://www.studiocataldi.it/articoli/28588-mantenimento-al-figlio-che-rifiuta-il-posto-nell-azienda-di-famiglia-per-la-lite-col-padre.asp

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