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Assegno divorzio: arriva la riforma. Intervista alla presidente della commissione giustizia della Camera, Donatella Ferranti

Studio Cataldi

Potrebbe essere approvato in sede legislativa il disegno di legge diretto a modificare i parametri per la determinazione dellassegno di divorzio. Ne parliamo con la prima firmataria, Donatella Ferranti

di Marina Crisafi - Addio al tenore di vita ma anche all'indipendenza economica, a favore di una riforma dell'assegno di divorzio che recuperi il parametro "compensativo" garantendo l'"equit familiare". quanto propone il ddl all'esame della commissione giustizia della Camera che potrebbe diventare legge, a breve, prima della fine della legislatura.

Una proposta che mira a correggere le "storture" createsi in giurisprudenza, dove, a seguito della recente rivoluzione compiuta dalla Cassazione si passati da un eccesso all'altro: dall'assegno sempre e comunque riconosciuto, all'assegno solo se si sulla soglia di povert.

Ne parliamo con la presidente della Commissione giustizia della Camera, Donatella Ferranti, prima firmataria del disegno di legge.

Onorevole Ferranti, perch questo disegno di legge? Cosa si vuole ottenere?

La ragione presto detta, un disegno di legge che modificando l'articolo 5 della legge sul divorzio intende rispondere a una duplice esigenza: un'esigenza di certezza e un'esigenza di equit. La recente sentenza della Cassazione, che in tema di assegno postmatrimoniale ha rovesciato l'orientamento che si era consolidato nel tempo, ha inevitabilmente creato una certa confusione giurisprudenziale rendendo opportuno un intervento legislativo. Un intervento che, tenendo conto di quella che stata l'evoluzione culturale, sociale ed economica in questi anni, offra al giudice strumenti pi adeguati per una valutazione ponderata.

Dopo la sentenza della Cassazione che ha detto addio al tenore di vita, si passati da un eccesso di ingiustizia all'altro (ossia dall'assegno sempre dovuto al mantenimento solo se si sulla soglia di povert). Questo ddl servir a trovare un equilibrio?

Certamente, quello che ci proponiamo e ci auguriamo. Il punto che dopo la pronuncia della Cassazione abbiamo avuto da un lato provvedimenti che si sono adeguati alla nuova lettura dell'articolo 5 della legge sul divorzio e dall'altro sentenze che invece valorizzano l'idea secondo cui fondamentale resta l'apporto che il coniuge ha dato alla vita matrimoniale. C' insomma un'oscillazione tra due estremi che va riportata a un punto di sintesi che risponda a una esigenza di giustizia, ragionevolezza e prevedibilit delle decisioni.

Quali sarebbero dunque i parametri di cui i giudici dovrebbero tenere conto per garantire l'"equit familiare" di cui si parla nella relazione?

E' chiaro che il parametro non pu pi essere il reddito precedente, il reddito in costanza di matrimonio. La novit che noi abbiamo introdotto diversi parametri cito, tra gli altri, le condizioni economiche in cui versano i coniugi alla fine del matrimonio, la durata del matrimonio, il contributo dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio, il reddito di entrambi, l'impegno di cura personale dei figli che consentono di valutare la situazione effettiva e concreta in cui si trovano i due divorziati. C' poi la grande novit della durata dell'assegno, nel senso che il tribunale pu disporre che l'aiuto economico sia, per cos dire, a tempo.

Tra i parametri indicati, vi anche il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e l'impegno di cura personale dei figli. Nell'interpretazione giudiziale, ci potrebbe essere tradotto nel garantire sempre e comunque l'assegno a chi ha fatto la casalinga tutta la vita rinunciando alla propria realizzazione?

Non la metterei in questi termini. Il problema non ritornare a una visione, per cos dire, protezionistica della donna o a un'applicazione meccanica della nozione di coniuge debole. Il problema valutare nel concreto una serie di situazioni, tra cui certamente un certo peso avr anche l'eventuale rinuncia alla crescita professionale o alla carriera lavorativa per assistere i figli o contribuire all'andamento familiare. E' chiaro che rinunce e cure coinvolgono solitamente le donne, ma non sempre detto e soprattutto non automatico, conta il fatto che vi sia stata una effettiva rinuncia a opportunit, capacit, titoli per supportare l'altro coniuge.

E nel caso, invece, dell'ex coniuge che lavora? Alla luce dei nuovi parametri l'assegno sar escluso in via assoluta o sar possibile valutare una eventuale "integrazione" del reddito onde evitare l'effetto "punitivo" scatenato dall'abbandono del criterio del tenore di vita a favore di quello dell'autosufficienza?

Il ragionamento speculare a quanto ho appena detto. Il disegno di legge non intende n penalizzare chi lavora n premiare, per cos dire, rendite di posizione. Ripeto: occorre che il giudice valuti nel concreto il rapporto matrimoniale e quindi la concretizzazione di diritti, doveri, responsabilit negli anni di vita di coppia. La filosofia del provvedimento in qualche modo quella di compensare, a tutela del coniuge divorziato debole, lo squilibrio economico determinato dallo scioglimento del matrimonio valorizzando l'apporto dato nel rapporto familiare.

L'obiettivo dell'assegno a favore di un coniuge quello di "compensare" per quanto possibile le disparit che il divorzio crea. Rappresenta, quindi, anche una tutela per i padri separati, spesso ridotti in uno stato di semipovert?

E' inevitabile che sia cos. Nel momento in cui l'entit dell'assegno divorzile stabilita sulla base di parametri che fanno riferimento a concrete condizioni economiche della vita derivante dall'attuale situazione postmatrimoniale, credo sia piuttosto improbabile che si possa arrivare al paradosso di tutelare il coniuge debole rendendo pi debole l'altro.

L'indicazione specifica dei parametri cui i giudici dovranno attenersi, attenuer il rischio di interpretazioni "creative"?

Io direi solo che i parametri offrono al giudice una pi salda base valutativa e motivazionale per determinare il se e il quanto dell'assegno.

Il ddl introduce il concetto dell'assegno a tempo ispirato ai modelli di alcuni paesi europei? Cosa significa?

Significa che l'assegno pu avere una durata predeterminata. Se il coniuge che lo chiede in una situazione di reddito ridotto per ragioni contingenti o superabili, perch l'assegno dovrebbe essere permanente? Francia e Spagna, paesi a noi vicini per cultura e tradizione giuridica, hanno disposizioni analoghe.

Viene introdotta anche una sorta di "divorzio con addebito". Non crede possa esservi il rischio di scatenare processi infiniti?

E' una norma che stiamo valutando, anche alla luce delle audizioni che stiamo svolgendo in commissione Giustizia. Risponde, in un certo senso, all'idea di valorizzare il senso di responsabilit dei coniugi, ma ne soppeseremo i pro e i contro. Una norma simile, peraltro, prevista dal codice civile francese.

Il ddl stato incardinato in commissione giustizia. Pensa vi siano chance che venga approvato in questa legislatura?

Non voglio spingermi in previsioni francamente azzardate o creare inutili aspettative. E' chiaro che ormai siamo nella fase conclusiva di questa legislatura. Io dico solo che questo disegno di legge risponde a una urgenza innegabile, che quella lo ripeto di riportare ordine a una normativa che in sede di applicazione giurisprudenziale sta creando incertezze per i cittadini. Nei prossimi giorni si capir se ci sono le condizioni politiche per accelerarne l'iter, considerando magari il percorso dell'approvazione diretta in sede legislativa.

Fonte: https://www.studiocataldi.it/articoli/27972-assegno-divorzio-arriva-la-riforma-intervista-alla-presidente-della-commissione-giustizia-della-camera-donatella-ferranti.asp

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